A proposito di libri…


Cose Spiegate bene. A proposito di libri. Il nuovo libro del Post.

Un buon libro è un compagno che ci fa passare dei momenti felici

Giacomo Leopardi

Dopo aver letto A proposito di libri mi sono successe tre cose.

  1. Inziamo dalla più strana. Ero proprio convinto di essere un buon lettore, non il migliore, ma uno che legge abbastanza. Mi sono reso conto di non sapere nulla di questo oggetto di carta. Ho sempre avuto a che fare con i libri senza mai conoscerli. Ma come è stato possibile? Non avevo mai ragionato sul tipo di carta utilizzata in un libro. Non sapevo che il Garamond è il font più usato nei libri. Non sapevo che i libri Sellerio sono di una carta di grande qualità. Ho scoperto il libro italiano (quasi) più lungo di sempre. Ho scoperto che i libri sono nati senza copertina. Ho scoperto che il libro più venduto in Italia negli ultimi dieci anni è Cinquanta sfumature di grigio. E mille altre cose.
  2. Una volta finito di leggere ho avuto proprio la sensazione di aver imparato un sacco di cose nuove.
  3. Mi è sembrato di essere entrato nel dietro le quinte del mondo dei libri e dell’editoria. Quasi di essere alla macchina del caffè a chiacchierare con scrittori, editor, correttori di bozze, traduttori e redattori.

Dopo la lettura di A proposito di libri ho iniziato a vedere i libri in modo differente.

Ogni volta che prendo in mano un libro mi metto a controllare il tipo di carta, guardo l’editore, la collana, la sovracopertina. È come se fossi stato miope da sempre (senza saperlo) ed ora ho finalmente trovato gli occhiali adatti a me.

Insomma un bel progetto del Post insieme alla casa editrice Iperborea. A proposito di libri è il primo numero di Cose Spiegate Bene, il nuovo libro-rivista del Post, dedicato proprio ai libri. Gli autori sono Arianna Cavallo e Giacomo Papi e le illustrazioni (azzeccate) sono di Giacomo Gambineri. Ci sono anche dei testi (molto intriganti) di Concita De Gregorio, Giacomo Papi, Francesco Piccolo, Michele Serra, Luca Sofri, Chiara Valerio.

È un libro che parla di libri. In che modo? Risponde a tutte le tue curiosità che puoi avere o che non puoi nemmeno immaginare sui libri.

Dopo essermi gustato la lettura del libro, mi sono messo ad hackerarlo su internet e ho trovato tutti gli articoli del Post che corrispondono ai capitoli del libro.

Tu che sei convinto di essere un accanito lettore, sei pronto a fare tante scoperte sui libri?

1. Cos’è la carta?

La carta è la materia di cui sono fatti i libri – oltre che i soldi, i quaderni e un sacco di altre cose – ma in pochi, sfogliando un libro, sono in grado di dire di che tipo di carta sia fatto.

Cose spiegate bene. A proposito di libri
  • Il più antico e importante produttore italiano di carta di qualità è il Gruppo Fedrigoni di Verona. Nel 2014 Fedrigoni – che ha 2.700 dipendenti e 13 stabilimenti di cui 9 in Italia – ha fatturato 873 milioni di euro, appena meno meno di Tod’s e D&G. La prima cartiera fu fondata da Giovanni Fedrigoni nel 1724 a Trambileno, vicino a Rovereto. Tre secoli più tardi, nel 2002, Fedrigoni ha acquisito dal Poligrafico di Stato le Cartiere Fabriano, le più antiche del mondo ancora in attività, fondate nelle Marche nel 1264.
  • La carta si ottiene dalle fibre disidratate di cellulosa che vengono sciolte nell’acqua fino a formare una pasta che si può stendere in fogli.
  • La carta più preziosa deriva dalla cellulosa fibrosa, che viene estratta da piante come il cotone o la canapa, mentre quella del legno costa meno ma contiene lignina, la sostanza che fa invecchiare e ingiallire la carta.
  • L’invenzione – o la scoperta – della carta risale almeno al II secolo avanti Cristo. Il primo frammento di carta è stato ritrovato nel 1986, a Fàngmǎtān, vicino a Tianshui, nella provincia di Gansu, nel nord Est della Cina, sulla Via della seta
  • La carta si divide in due grandi categorie: naturale e trattata.
    • naturale: La carta naturale è quella che normalmente viene usata anche per gli interni dei libri. Le carte naturali più preziose sono ricavate da cellulosa pura, senza lignina. A dispetto del suo nome, la carta naturale viene sottoposta a collatura, sulla superficie viene cioè stesa una patina di colla per non fare sbavare l’inchiostro.
    • trattata: le carte trattate vengono in genere utilizzate per le copertine. Esistono di vari tipi:
      • patinate
      • marcate a feltro
      • goffrate o vergate
      • filigranate
  • Carta, stampa e rilegatura incidono per circa l’8 per cento sui costi totali di un libro. Significa che la carta incide mediamente per circa un terzo di quella percentuale, ovvero dal 2 al 4 per cento.
  • Il costo della carta però può variare moltissimo: si va dalle 700 euro a tonnellata della carta più scarsa, quella per fare fotocopie, ai 1500 euro di una carta preziosa.
  • Tra gli editori italiani di libri da leggere il più attento alla carta è Sellerio. I libri di Sellerio hanno un formato ridotto proprio perché altrimenti alcune collane costerebbero troppo per avere prezzi competitivi. Quasi ogni collana è associata a un particolare tipo di carta prodotta dalle Cartiere Miliani di Fabriano
  • Soltanto il 15 per cento del legno ricavato dagli alberi tagliati in tutto il mondo ogni anno viene utilizzato per la carta, contro il 75 per cento che va in edilizia, mobili e riscaldamento.
  • Per non essere inquinante la carta riciclata dovrebbe essere grigia, perché sbiancare carta vecchia inquina di più che produrne di nuova
  • L’odore di un libro dipende da troppe variabili per potere essere controllato e riprodotto

Articolo del Post Cos’è la carta.

2. I mestieri del libro

  • Editore
  • Amministratore Delegato
  • Direttore Editoriale
  • Editor: Consiglia allo scrittore di accorciare tagliando parti inutili o che rallentano, o a cambiare parole a cui è affezionato
  • Consulente
  • Capo Redattore
  • Redattore
  • Correttore di Bozze
  • Lettore
  • Traduttore
  • Art Director
  • Grafico
  • Marketing
  • Ufficio Stampa
  • Commerciale
  • Agente della rete di vendita
  • Amministrazione
  • Ufficio Contratti
  • Agente Letterario
  • Ufficio Diritti
  • Ufficio Tecnico
  • Scout
  • Digital Manager
  • Social media manager

3. (Quasi) tutti i libri italiani sono in Garamond

I caratteri sono gli atomi dell’editoria, l’elemento base della comunicazione stampata, come i mattoni per l’architettura o le note per la musica. Tutti li vedono, ma raramente qualcuno li guarda.

Cose spiegate bene. A proposito di libri
  • Quasi tutti i libri italiani sono in Garamond, anzi, per essere più precisi, in Simoncini Garamond, un carattere disegnato da un tipografo francese nel Cinquecento – Claude Garamond – e rimaneggiato da un tipografo bolognese nel 1958 – Francesco Simoncini.
  • in caratteri Simoncini Garamond sono i libri Bompiani, Sellerio, BUR Biblioteca Universale Rizzoli, Feltrinelli, Salani, Longanesi, Guanda, Saggiatore, Nottetempo e Iperborea.
  • Il carattere dei libri Einaudi, invece, si chiama Einaudi Garamond, perché fu commissionato da Giulio Einaudi nel 1956 a Francesco Simoncini.
  • L’unica eccezione rilevante sembra essere Adelphi che ha scelto il Baskerville non soltanto nell’interno, ma anche sulle copertine.
  • La prima grande divisione è tra caratteri graziati (serif in francese significa “grazia”) e bastoni (sans serif).
    • I bastoni sono quei caratteri – come  l’Helvetica, l’Arial, il Grotesk, il Franklin Gothic, il Verdana, l’Univers e il Futura – che hanno linee diritte e dello stesso spessore, senza abbellimenti o “grazie”, appunto.
    • I graziati si chiamano così perché alle estremità presentano delle “grazie”: piccoli ganci, minuscoli piedistalli, ispessimenti e assottigliamenti, abbellimenti. I graziati si dividono a loro volta in antichi e moderni: quelli antichi – come appunto il Garamond, il Bembo, il Palatino o il Sabon – sono caratterizzati da scarsa differenza nello spessore tra aste verticali e orizzontali, e dalla presenza di grazie concave, cioè grazie che si raccordano alle aste disegnando curve. A metà tra i graziati antichi e quelli moderni ci sono il Baskerville e i più recenti Times New Roman o Georgia. Il primo dei graziati moderni è il Didot, disegnato da Firmin Didot nel 1780. Ma il più famoso è il Bodoni, dal cognome del tipografo di Parma (di nome faceva Giambattista) che lo creò a inizio Ottocento, ispirandosi ed estremizzando il Baskerville.
  • Il carattere usato nel libro Cose spiegate bene. A proposito di libri è Noe Text, corpo 10, interlinea 13

Articolo del Post Perché tutti i libri italiani sono in Garamond.

Articolo del Post I font preferiti dagli scrittori Italiani.

4. Quanto tempo ci vuole per fare un libro

Da quando un libro viene concepito a quando arriva in libreria passano almeno sei mesi, ma nella maggioranza dei casi almeno un anno. Ci sono 5 fasi principali:

  • Fase 1 – Scrittura – Tempo variabile: La prima fase, quella della scrittura, ha tempi molto variabili. Ci sono libri scritti in una settimana – si racconta che fosse il tempo necessario a Georges Simenon per scrivere un Maigret – e altri per cui ci vogliono dieci anni – per esempio, La scuola cattolica di Edoardo Albinati
  • Fase 2 – Editing strutturale – 2/3 mesi: In questa fase l’editor lavora insieme allo scrittore sul testo, soprattutto sulla struttura e sul ritmo.
  • Fase 3 – Redazione e grafica – 4-6 settimane: Finito il lavoro dell’editor, il libro viene impaginato e passa nelle mani del redattore che si concentra sul testo, cioè sull’eliminazione di ripetizioni, ridondanze, o più banalmente su errori e discordanze, uniforma il testo alle norme tipografiche della casa editrice (accenti e similari) o risolve le imperfezioni dell’impaginazione. Finita la revisione incomincia la correzione di bozze: le case editrici migliori normalmente prevedono due letture successive svolte da due correttori diversi, in altri casi c’è solo un giro di bozze. Per la fase della redazione e della grafica – che comprende anche il fotolito, cioè l’ottimizzazione delle immagini da mandare in stampa – normalmente passa un mese, un mese e mezzo
  • Fase 4 – Stampa e confezione – 4-5 settimane: Quando il libro è finito in tutte le sue parti, incomincia la produzione materiale del libro. È una fase in cui succedono un sacco di cose, normalmente concentrate nell’arco di un mese. La redazione carica su un server che chiameremo «Visto si stampi» i vari file che compongono il libro – quindi il pdf del testo, della copertina e delle eventuali alette, e le immagini di copertina o dell’interno. Dopo avere archiviato una copia di tutti i file originali per eventuali correzioni, ristampe e nuove edizioni, l’ufficio tecnico invia i pdf di interno e copertina al fornitore di stampa – che un tempo si chiamava tipografo – insieme a un preventivo tecnico definitivo aggiornato alle caratteristiche finali del libro su cui sono indicati tempi, costi e informazioni dettagliate su come fare concretamente il libro.
  • Fase 5 – Magazzino e distribuzione – 2 settimane: La prima tiratura del libro viene inscatolata e portata in magazzino dove avviene la fatturazione ai librai che l’hanno ordinata. Dopo avere preparato le bolle, la merce viene caricata sui furgoni e consegnata in tutte le librerie.

Articolo del Post Quanto tempo ci vuole per fare un libro

5. Titoli scartati di libri famosi

  • In nome della rosa di Umberto Eco avrebbe dovuto intitolarsi Delitti all’abbazia o Bilituri
  • Cinquanta sfumature di grigio avrebbe dovuto intitolarsi Padrone dell’universo
  • Guerra e Pace avrebbe dovuto intitolarsi Tutto è bene quel che finisce bene oppure Le tre ere.

6. Storia delle copertine

In principio – un principio durato almeno tre secoli – i libri erano nudi, senza copertina. Venivano acquistati in fascicoli già ripiegati e composti, e rilegati in seguito dal compratore a seconda delle proprie disponibilità, dei suoi gusti e delle rilegature già presenti nella sua libreria privata. Editoria e legatoria erano due attività distinte.

Cose spiegate bene. A proposito di libri
  • I libri sono nati senza copertine
  • L’invenzione delle copertine è il frutto dell’editoria industriale: quando i libri incominciarono a essere letti da un pubblico un po’ più vasto, quindi a essere stampati in migliaia di copie, si sviluppò l’esigenza di differenziarli e di attirare gli sguardi del pubblico
  • La storia di James Lackington, il primo libraio moderno, è importante anche perché dimostra che nella sua libreria The Temple of Muses a Londra i libri venivano consultati e sfogliati dai clienti prima dell’eventuale acquisto, esattamente come accade oggi
  • All’inizio la soluzione fu proteggere ogni volume avvolgendolo in brossure di carta e cartoncini leggeri azzurrini, giallini, rosini su cui via via iniziarono a comparire fregi e cornici oltre al titolo e al nome dell’autore e dello stampatore
  • Se intorno alla metà dell’Ottocento la funzione protettiva delle copertine in cartoncino rivestito, della carta da libri e delle sovracopertine era già chiara, non fu così per la loro funzione pubblica e pubblicitaria.
  • Le prime copertine moderne sono considerate quelle di The Yellow Book, un trimestrale inglese uscito nel 1894, che coinvolse artisti famosi come Aubrey Beardsley che due anni più tardi avrebbe illustrato la Salomè di Oscar Wilde
  • Il primo timido esempio italiano di copertina risale al 1870: la brossura azzurra di Storia di una capinera di Giovanni Verga ha una cornice, una piccola incisione centrale di una capinera su un albero, oltre al titolo, autore ed editore
  • L’accelerazione decisiva, infatti, arrivò dopo la Prima guerra mondiale, quando il futurismo italiano e il costruttivismo sovietico utilizzarono i libri come mezzi espressivi, non solo attraverso la grafica, ma anche ideando libri con copertine di latta o carta vetrata. L’oggetto-libro, insomma, iniziò a essere concepito in sé, indipendentemente dal testo.
  • Dagli anni Venti, ovunque, l’editoria chiamò in soccorso l’immagine – artisti, grafici, illustratori – quasi sentisse che il testo, nudo, non fosse abbastanza attraente e ci fosse bisogno di rivestirlo e agghindarlo. La copertina da protezione diventò copertura. Perché la copertina copre, appunto, mostra e nasconde. Si presenta come la faccia del libro, ma ne è contemporaneamente la maschera. Le copertine finirono così per essere una manifestazione della pretesa dell’immagine di raffigurare ed esaurire la realtà, abbracciando ed assediando letteralmente le parole scritte.
  • La funzione delle copertine cambiava e si precisava. Non si trattava più di proteggere e rendere più bello un libro, ma di usare l’immagine per indirizzarlo verso il pubblico
  • Lo stesso libro venne rivestito di copertine diverse a seconda dei Paesi di pubblicazione, e impacchettato da capo seguendo il gusto dei tempi.
  • Una certa editoria reagì spostando il peso dell’immagine dal libro singolo all’editore, cioè dal titolo alla collana.

Articolo del Post Storia delle copertine.

7. Di chi sono le case editrici italiane

  • Mondadori: Il Gruppo Mondadori è il più importante nel mercato italiano. Secondo le stime di Gfk nel 2019 controlla il 26,2 per cento dell’intero mercato editoriale italiano. Nel 2019 il gruppo ha pubblicato complessivamente 2.291 titoli nuovi, contando tutti i suoi marchi. Gli editori più importanti del gruppo sono Edizioni Mondadori, Rizzoli, Einaudi, Sperling & Kupfer (e il suo sotto-marchio Frassinelli), Fabbri, Electa ed Edizioni Piemme.
  • Mauri Spagnol: – noto anche con l’acronimo GeMS – è il secondo per dimensioni, con il 10,6 per cento delle quote del mercato italiano. La holding è stata fondata nel 2005 a Milano e ha il nome delle due famiglie fondatrici, Mauri e Spagnol. GeMS controlla venti marchi e case editrici, tra cui Garzanti (che a sua volta controlla Corbaccio), Salani, Longanesi, Bollati Boringhieri, Tea, Antonio Vallardi, Ponte alle Grazie, il 90% di Guanda, il 56% de La coccinella, il 51% di Newton Compton e il 49% di Chiarelettere – che tra le altre cose possiede una quota del giornale Il Fatto Quotidiano.
  • Giunti: è una delle più antiche case editrici italiane, essendo stata fondata dalla stessa famiglia nel 1841. Il gruppo, che ha sede a Firenze, oggi ha l’8,7 per cento del mercato, in crescita soprattutto grazie all’acquisizione di Bompiani, che faceva parte di Rcs. La catena di librerie del gruppo – Giunti al punto – è la più grande in Italia per numero, con 200 punti vendita, contro i circa 118 di Feltrinelli.
  • Feltrinelli: Il gruppo Feltrinelli, con il 5,4 per cento del mercato, è il quarto gruppo editoriale italiano. La catena di librerie è la seconda più grande in Italia, dopo Giunti. Dal 2013 la casa editrice è anche diventata azionista della Scuola Holden.
  • De Agostini: detiene l’1,6% per cento del mercato librario. Tra le altre cose, è specializzata nella divulgazione scientifica.
  • Altre Case editrici: Rimangono poi molte case editrici indipendenti che si dividono il 47,5 per cento delle restanti quote di mercato.

Articolo del Post Di chi sono le case editrici italiane (l’articolo è del 2015 e contiene delle informazioni che poi sono state aggiornate nel libro).

8. L’invenzione dei libri piccoli

  • Le case editrici guadagnano di più sulle edizioni economiche, cioè sui cosi detti libri tascabili. Produrli costa meno e quindi il guadagno è molto più alto.
  • La redditività di un tascabile è intorno al 40-45% contro il 20-25% delle prime edizioni.
  • I costi editoriali sono inferiori, non ci sono costi per l’anticipo e le royalties, i diritti, sono più basse.
  • L’antamento dei tascabili è fondamentale per un editore medio grande.
  • Il termine tascabile viene dagli Stati Uniti : è una traduzione letterale di pocket books
  • Una collana fondamentale nella storia italiana dei tascabili è quella degli Oscar Mondadori.
  • Aldo Manuzio ha inventato i libri piccoli.

Articolo del Post L’uomo che ha inventato i libri piccoli.

9. Da dove vengono i loghi delle case editrici italiane

Articolo del Post Da dove vengono i loghi delle case editrici italiane.

10. Il metodo Sellerio

  • Sellerio è una delle poche case editrici familiari che siano sopravvissute senza snaturarsi o entrare in grandi gruppi.
  • Ha sede a Palermo in via Siracusa 50, fa circa 60 libri all’anno e impiega 25 persone, compresi Antonio e Olivia, figli di Enzo ed Elvira Sellerio. Non pubblica libri di comici, cantanti o gente della TV. la grafica è identica o quasi a quella del 1969.
  • Con Adelphi è il primo editore indipendente italiano. Per dimensioni, oltre Adelphi, ha raggiunto Bompiani (gruppo Giunti) e Rizzoli (Gruppo Mondadori).
  • la carta, i formati, il blu della copertina, le collane seguono ancora il progetto grafico di Enzo Sellerio, e la linea editoriale costruita anno per anno, libro per libro, da Elvira sviluppando l’impulso iniziale dell’antropologo Antonio Buttitta e, soprattutto, di Leonardo Sciascia
  • la collana più importante di Sellerio è Memoria: grandi Scrittori come Camilleri e Manzini, personaggi come il commissario Montalbano, Nero Wolfe e Rocco Schiavone. È grazie ai gialli che Sellerio ha superato i momenti difficili.
  • Alla base del successo di Sellerio c’è l’incontro con Andrea Camilleri.
  • Tre libri importanti nella storia di Sellerio:
    • Dalle parti degli infedeli, il pamphlet di Leonardo Sciascia, che nel 1979 inaugurò la collana La memoria;
    • Due rampe per l’abisso di Rex Stout, n.21, il primo romanzo di un autore di romanzi gialli pubblicato da Sellerio;
    • La forma dell’acqua di Andrea Camilleri, n.303, anno 1994
  • Da sempre Sellerio punta sulla qualità della carta. Il libri della case editrice hanno un formato ridotto proprio perché altrimenti alcune collane costerebbero troppo per avere prezzi competitivi.
  • Quasi ogni collana è associata a un particolare tipo di carta prodotta dalle Cartiere Miliani di Fabriano, che per alcune collane, non viene impiegata solo per la sovracoperta, ma anche per l’interno

Articolo del Post Il Metodo Sellerio

11. Atlante degli investigatori italiani

Articolo del Post Atlante degli investigatori italiani

12. Storia di Stile Libero

Articolo del Post Storia di Stile Libero

13. Vita da editor

Di un buon editor non si riconosce la mano, perché ogni libro ti chiede un lavoro diverso. L’editor dev’essere neutrale e trasparente, è l’autore che deve parlare, è il libro che deve avere visibilità

Cose spiegate bene. A proposito di libri – Angela Rastelli
  • L’anonimato e l’alto tecnicismo richiesti all’editor non rendono chiare le sue mansioni al di fuori dall’ambiente editoriale
  • L’editor rilegge, rilegge e rilegge, provando a far scricchiolare le impalcature del testo, vagliando viti che non siano allentate e accarezzando la superficie per preservare i lettori da ogni scheggia: deve tenere la trama, la credibilità del dialogo, il nome di un incrocio tra due vie, la crescita sentimentale dei personaggi. Ore di rimuginamenti finiscono nell’accorciamento di un paragrafo, nella precisazione di un colore, in una virgola tramutata in un punto e virgola.
  • La figura dell’editor è di per sé ibrida e di confine, con mansioni che non si limitano al lavoro sul testo ma comprendono anche il lavoro di scouting, cioè la ricerca e la selezione di testi e autori da pubblicare. 

Articolo del Post Vita da editor

14. Chi sono i big five dell’editoria in lingua inglese

  • HarperCollins
  • Hachette
  • Macmillan
  • Penguin Random House
  • Simon & Schuster

Articolo del Post Chi sono i big five dell’editoria mondiale

15. Chi sono i ghostwriter

  • I ghostwriter sono una categoria professionale invisibile per mandato. Da una ventina d’anni – da quando, cioè, i libri di celebrities incominciarono a vendere tanto e prima che, youtuber a parte, le vendite calassero – la loro importanza in editoria è cresciuta, senza che a questa crescita si sia tradotto in un maggior riconoscimento
  • La percentuale di libri di persone famose non scritti da chi li firma è quasi del 100 per cento. È una regola quasi assoluta per le autobiografie, ma che in genere non vale per la narrativa – Fabio Volo i suoi romanzi se li scrive da solo, lo stesso fanno Fossati o Guccini – per i politici che spesso hanno già chi scrive per loro e per i giornalisti – anche Bruno Vespa, i libri li scrive da sé.
  • Un libro medio di una grande casa editrice viene pagato 4-5 mila euro, quelle più piccole arrivano a offrire anche 1.800-2.000 euro, ma si racconta di libri scritti per paghe da fame: anche 500 euro lordi per un libro di 200 pagine.
  • Quando il ghostwriter esce dall’anonimato, i confini del mestiere sfumano, ma anticipi e royalties crescono, in alcuni casi anche sopra i 10 mila euro

Articolo del Post Chi sono i ghostwriter

16. Leggere le classifiche dei libri

  • Le classifiche dei libri sono una tradizione giornalistica del weekend. Il sabato esce quella di Tuttolibri della Stampa, basata sui dati Nielsen, e la domenica escono quelle di Repubblica e della Lettura del Corriere della sera, entrambe su elaborazione di GFK.
  • In Italia sono due le società che si occupano di questi servizi statistici: Gfk e Nielsen.
  • Le classifiche si basano su proiezioni di un campione statistico rilevante, e non sul numero effettivo di copie vendute
  • le rilevazioni si fondano su librerie campione e dal 2019 sono inclusi anche i dati di vendita di Amazon. Non tengono in considerazione le vendite della grande distribuzione, cioè di autogrill e supermercati, gli ebook, l’usato e gli audiolibri.
  • L’indicatore fondamentale è l’indice di vendita, quel numerino normalmente a due cifre che compare di solito in alto a destra di ogni titolo. Il primo libro in classifica ha sempre un indicatore 100.

Articolo del Post Come si leggono le classifiche dei libri (l’articolo è del 2016 e contiene delle informazioni che poi sono state aggiornate nel libro).

Scrivete libri se vi piace. Tenetevi caro il bello di averli scritti e tutti quei lettori che vi sarete meritati.

Luca Sofri – Cose spiegate bene. A proposito di libri.

17. Come si fanno gli audiolibri (e cosa fanno ai libri)

  • Nel 2020 le vendite hanno raggiunto un valore di 17,5 milioni di euro, circa l’1% delle vendite totali dei libri e degli ebook (1544 milioni di euro). Ma per gli audiolibri c’è stata una crescita del 94% rispetto al 2019.
  • Da ormai un paio di anni la maggior parte degli audiolibri italiani si ascolta tramite smartphone, sulle app di uno dei due servizi che li offrono: Audible, che appartiene ad Amazon, e Storytel, una società svedese che esiste dal 2005 e opera in Italia dall’estate del 2018. Entrambi i servizi costano 9,99 euro al mese e permettono di leggere libri a volontà, in italiano e in inglese, partendo da un catalogo con migliaia di titoli.
  • Gli audiolibri possono essere prodotti o distribuiti.
  • Nel caso di produzione devono essere acquistati i diritti. Nel caso di libri più importanti o di successo, si anticipano soldi nel momento in cui si prendono i diritti del libro. Ad esempio Storytel paga invece delle royalties in base agli ascolti che un libro farà sulla sua app.
  • Le entrate di Storytel sono semplici: si prende il numero di abbonati – che Storytel non comunica – e lo si moltiplica per 9,99 euro. Le uscite sono un po’ più difficili: tolti i costi di struttura (come stipendi, affitto, bollette e capsule per il caffè), ci sono i costi di produzione di un audiolibro e le royalties. Un normale audiolibro costa a Storytel circa 300 euro per ogni ora finale di quell’audiolibro.
  • In Storytel i lettori fanno turni di circa tre ore e che all’inizio era capitato di fare anche due sessioni di tre ore al giorno, una alla mattina e una al pomeriggio, ma che ora non lo si fa quasi più perché la resa nella quinta o nella sesta ora di registrazione ne risente molto. Le letture si fanno in delle apposite cabine di registrazione, che sono dei box con pannelli isolanti su tre lati e una porta sul quarto. I lettori vengono pagati per ogni ora effettiva di audiolibro terminato.
  • Per ogni ora finita di audiolibro c’è un lavoro di editing di almeno due ore.
  • Tutta la fase di lettura e correzione è ovviamente più veloce quando a leggere è un professionista della voce o della recitazione. Va un po’ più a rilento quando a leggere è l’autore stesso, che ha il considerevole vantaggio di conoscere benissimo quello che ha scritto e di poterlo rendere molto personale, ma lo svantaggio di trovarsi a fare un lavoro che spesso non è propriamente il suo.

Articolo del Post Come si fa un audiolibro

18. Storie di titoli tradotti o traditi

Articolo del Post Storie di titoli tradotti o traditi

19. Perché certi libri stranieri si fanno aspettare

  • Possono passare dai cinque mesi ai due anni.
  • Di ragioni per cui generalmente passa del tempo tra la pubblicazione in lingua originale e quella in italiano però ce ne sono diverse. Prima di tutto c’entra la durata del processo di traduzione e di altri passaggi tecnici a cui un testo deve essere sottoposto prima della pubblicazione. Poi ci sono varie questioni commerciali che le case editrici prendono in considerazione per programmare le uscite.
  • In Italia i libri stranieri escono piuttosto velocemente rispetto agli altri paesi. I libri anglosassoni che vengono pubblicati in questo periodo in Francia sono usciti in italiano già da un paio d’anni, e negli Stati Uniti (dove peraltro si leggono e si pubblicano pochissimi libri stranieri) e nel Regno Unito passa anche più tempo

Articolo del Post Perché bisogna aspettare mesi prima di leggere certi libri stranieri

20. La fabbrica dei libri

  • I libri sono assemblaggi di parti distinte. Quando i testi – tutti, anche quelli delle alette o della quarta – l’impaginato e la copertina sono definitivi, l’editore invia tramite l’ufficio tecnico tutti i file separati allo stampatore. Sono pdf, file indesign, immagini ritoccate dal fotolitista, oltre al preventivo tecnico industriale che stabilisce i costi e le caratteristiche materiali del libro: carta interna, cartoncino o cartone della copertina e tipo di rilegatura, numero di pagine e di copie da stampare oltre, ovviamente, alla data di consegna. In alcuni casi è lo stampatore a comprare la carta, in altri la riceve dall’editore.
  • Si usa la tecnologia CTP, Computer To Plate, cioè è il computer a dare il comando per incidere le lastre, che sono di metallo ma ricoperte da un polimero gommoso. Su questo strato viene inciso il cosiddetto grafismo, cioè i segni da stampare.
  • L’offset è un procedimento di stampa indiretta perché la lastra non entra mai in contatto con la carta.
  • L’aspetto più strabiliante di questo elaboratissimo processo è la velocità almeno potenziale con cui viene compiuto. I rulli di stampa girano velocissimi, e in 10 mila giri stampano 10 mila fogli, e una brossuratrice confeziona quasi 4 mila copie all’ora.

Articolo del Post Come si fabbricano i libri

21. Come si apre una libreria

  • Una libreria sta in piedi soltanto se sta attentissima ai costi e a rosicchiare tutto quello che può sui margini di guadagno, che sono minimi. In più è consigliabile mettere in conto l’energia necessaria per trasformare la libreria in un posto frequentato anche per iniziative e presentazioni.
  • Per un libraio ci sono due modi di comprare i libri.
    • Il primo e più diffuso è in conto assoluto: significa che i libri li devi comunque pagare, che tu li venda oppure no, dopo un periodo che, a seconda degli accordi e della forza della libreria, va dai 60 ai 180 giorni. Posto che i libri si pagano comunque, quelli non venduti si possono rendere all’editore.
    • La seconda strada per ordinare i libri è in conto deposito, che però, in teoria, non si può fare e che in pratica si fa raramente. In questo caso il libraio paga solo i libri effettivamente venduti, dopo avere presentato un rendiconto all’editore.
  • Per ordinare i libri ci sono due modi: rivolgersi a un grossista oppure a un distributore.
    • Il grossista più forte in Italia, come detto, è MF Ingrosso, che prima si chiamava Fastbook – «2.800 editori, 160.000 titoli e oltre un milione di libri» – e, ancora una volta, appartiene a Messaggerie Italiane. L’alternativa più strutturata è centro libri di Brescia, che però per dimensioni non può competere.
    • L’alternativa è la distribuzione, che è il modo tradizionale con cui i librai si riforniscono. Il distributore più grande in Italia, come detto, è Messaggerie Libri, che è controllata dalla holding che ha la maggioranza di GeMS, e da Feltrinelli, cui seguono la distribuzione del Gruppo Mondadori, che l’anno scorso si è fusa con quella di Rizzoli, e quelle più piccole di gruppi come De Agostini e Giunti. Passare da un distributore significa avere sconti più alti e pagamenti più dilazionati
  • Un libraio indipendente acquista i libri dall’editore con uno sconto che va dal 30 al 35 per cento. Significa che se un libro costa 20 euro, il libraio lo paga 6-7 euro di meno. Le librerie di catena come Feltrinelli e Amazon, invece, hanno la forza contrattuale per ottenere sconti intorno al 50 per cento. E in più possono ricavare soldi anche dall’affitto di spazi e vetrine.
  • Per un libraio la regola aurea della sopravvivenza è una formula matematica: SPESE FISSE/SCONTO MEDIO x 100. Significa che se hai spese fisse per 100 mila euro all’anno (che in una grande città bastano per l’affitto e per un paio di persone) e il tuo sconto medio è del 35 per cento, per stare in piedi dovrai fare almeno 285 mila euro di fatturato. Contando che in Italia il prezzo medio di un libro è di 13 euro significa che in un anno dovrai venderne 22 mila, cioè circa 70 in ogni giorno di apertura

Articolo del Post Come si apre una libreria

22. Chi ruba nelle librerie

  • In mancanza di dati ufficiali, un’indagine empirica permette di stabilire che in una grande libreria i furti vanno dallo 0,4 per cento fino all’1,5 per cento della giacenza media. In media viene rubato, insomma, un libro su 100.
  • Il ladro di libri più «libridinoso» di tutti i si chiama William Jacques, inglese, studi a Cambridge, soprannominato «Tome Raider», arrestato nel 2002 per avere rubato libri antichi nelle migliori biblioteche d’Inghilterra per un valore complessivo stimato per difetto in 1 milione di sterline (più di 1,2 milioni di euro).

Articolo del Post Chi ruba nelle librerie

Conclusioni

  • La carta si ottiene dalle fibre disidratate di cellulosa che vengono sciolte nell’acqua fino a formare una pasta che si può stendere in fogli
  • Carta, stampa e rilegatura incidono per circa l’8 per cento sui costi totali di un libro. Significa che la carta incide mediamente per circa un terzo di quella percentuale, ovvero dal 2 al 4 per cento.
  • Il costo della carta però può variare moltissimo: si va dalle 700 euro a tonnellata della carta più scarsa, quella per fare fotocopie, ai 1500 euro di una carta preziosa.
  • Soltanto il 15 per cento del legno ricavato dagli alberi tagliati in tutto il mondo ogni anno viene utilizzato per la carta, contro il 75 per cento che va in edilizia, mobili e riscaldamento.
  • Quasi tutti i libri italiani sono in Garamond, anzi, per essere più precisi, in Simoncini Garamond, un carattere disegnato da un tipografo francese nel Cinquecento
  • Da quando un libro viene concepito a quando arriva in libreria passano almeno sei mesi, ma nella maggioranza dei casi almeno un anno
  • Il libro più venduto in Italia negli ultimi dieci anni è Cinquanta sfumature di grigio
  • I libri sono nati senza copertine
  • L’invenzione delle copertine è il frutto dell’editoria industriale: quando i libri incominciarono a essere letti da un pubblico un po’ più vasto, quindi a essere stampati in migliaia di copie, si sviluppò l’esigenza di differenziarli e di attirare gli sguardi del pubblico
  • Le case editrici guadagnano di più sulle edizioni economiche, cioè sui cosi detti libri tascabili. Produrli costa meno e quindi il guadagno è molto più alto.
  • Una libreria sta in piedi soltanto se sta attentissima ai costi e a rosicchiare tutto quello che può sui margini di guadagno, che sono minimi. In più è consigliabile mettere in conto l’energia necessaria per trasformare la libreria in un posto frequentato anche per iniziative e presentazioni.
  • In mancanza di dati ufficiali, un’indagine empirica permette di stabilire che in una grande libreria i furti vanno dallo 0,4 per cento fino all’1,5 per cento della giacenza media. In media viene rubato, insomma, un libro su 100.

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