Attraversare i muri di Marina Abramovic


Attraversare i muri il libro di Marina Abramovic

Fin da quando avevo sei o sette anni sapevo di voler diventare un’artista

Marina Abramović Attraversare i muri. Un’autobiografia

In questo articolo proverò a rispondere a quattro domande.

Perchè leggere Attraversare i muri di Marina Abramović?

Chi è Marina Abramović?

Cosa è la Performance art?

E soprattutto cosa ti resta dopo aver letto il libro Attraversare i muri. Un’autobiografia?

Perché leggere il libro Attraversare i muri di Marina Abramović?

  • Parla di passione, di voglia di libertà, di voglia di sperimentare e di oltrepassare i limiti.
  • È un libro sulla creatività e sul processo di creazione.
  • È un libro su come affrontare le proprie paure con coraggio e costanza. Mi ha colpito molto il continuo lavoro su di sé, il continuo testare i limiti della propria mente e del proprio corpo. Un continuo sfidare la sofferenza ed abituare il proprio corpo ad accettarla.
  • Perché ti aiuta ad allargare i tuoi orizzonti. Non devi essere un artista o interessato all’arte contemporanea per apprezzare questo libro. Se sei curioso e hai voglia di sperimentare, è proprio il libro per te. La sua storia e tutte le cose che racconta sono di grande ispirazione.
  • Per capire cosa c’è dietro l’arte contemporanea. Non so se è capitato anche a te di andare ad una mostra di arte contemporanea, la prima reazione che si ha è: “Ma che è sta roba?” oppure “Lo potevo fare anche io!”. Il libro Attraversare i muri di Marina Abramović ti aiuta anche a capire cosa c’è dietro l’arte che spesso risulta incomprensibile o banale.
  • Per capire cosa significa essere un artista.
    • Le perfomance e le creazioni di Marina Abramović all’inizio mi hanno creato un effetto disturbante. l primo approccio che ho avuto è stato: perchè fa queste cose? perchè esagera mettendo a rischio il suo stesso corpo? Non mi sono fermato e ho cercato di capire meglio, ho provato ad entrare nel suo mondo leggendo tutta l’autobiografia e vedendo molti video delle sue performance. Alla fine ho capito che Marina aveva l’ossessione di fare la sua arte. Quando si svegliava la mattina con un’idea faceva del tutto per realizzarla (lo spiega molto bene nel video Advice to young). Ha avuto un gradissimo coraggio di fare cose nuove e non accettate dalla società ed ha corso tutti i rischi che poteva correre pur di realizzare le sue idee.
  • Perché è un’autobiografia avvicente (sembra un romanzo) e scritta molto bene.

Ma ora, continuiamo con le altre domande.

Chi è Marina Abramović?

Marina Abramovic

Marina Abramović ha rivoluzionato il mondo della performance art, rendendo ogni sua opera un evento da raccontare agli altri, come un’avventura, un viaggio nel profondo di sé stessi. È un’artista serba (Belgrado 1946), naturalizzata statunitense, attiva in campo artistico dagli anni Sessanta.

È celebre per le sue performance che esplorano i tratti più istintivi e oscuri dell’animo umano. Si è autodefinita Grandmother of performance art per sottolineare la portata rivoluzionaria del suo modo di intendere la performance artistica che, nel suo caso, prevede spesso la partecipazione del pubblico, sia a livello mentale che fisico.

Sono tre le città fondamentali per la sua vita: Belgrado, Amsterdam e New York.

Belgrado è la sua patria, dove mosse i primi passi nel mondo dell’arte, frequentando l’Accademia di Belle Arti dal 1965 al 1972; Amsterdam è la città in cui incontrò l’artista tedesco Ulay, partner fondamentale nell’attività creativa e nella vita di Marina; New York è infine la città della consacrazione, dove l’artista risiede tuttora.

L’infanzia di Marina Abramović

La mia adolescenza fu disperatamente goffa e infelice. Nella mia testa ero la ragazza più brutta della scuola, di una bruttezza incredibile. Ero alta e magra e i ragazzi mi chiamavano la Giraffa.

Marina Abramović Attraversare i muri. Un’autobiografia

Il nome Marina fu scelto da suo papà Vojin Abramović in omaggio ad una soldatessa russa di cui si era innamorato durante la guerra. I genitori di Marina Abramović, Danica e Vojin vissero un grande amore durante la seconda guerra mondiale. Quando finì la guerra si sposarono e l’anno dopo il 30 novembre 1946 naque Marina Abramović .

Il matrimonio andò in crisi quasi subito e Marina visse un’infanzia piena di liti, urla e botte. Marina Abramović racconta la sua infanzia in modo molto coinvolgente nel suo libro. Ho estratto qualche frase dal primo capitolo per darti un’idea dell’infanzia triste vissuta dall’artista.

  • Mia madre era di famiglia agiata ed era un’intellettuale, aveva studiato in Svizzera. La famiglia di mio padre era povera, ma erano grandi combattenti.
  • Mia madre era ossessionata dall’ordine e dalla pulizia
  • Non avevo solo una camera da letto tutta per me ma anche uno studio dove dipingere
  • Ero molto attratta dal verde e dal blu
  • A quattordici anni chiesi a mio padre l’attrezzatura per dipingere a olio.
  • Mio padre continuava ad essermi amico, e io divenni sempre più nemica di mia madre.
  • Per il mio quattordicesimo compleanno, mio padre mi regalò una pistola
  • Mia madre non lasciava che io e mio fratello invitassimo amici a casa, peerché aveva una paura terribile dei germi. Eravamo così timidi che gli atri ragazzi ci prendevano in giro.
  • Con due gambe magre, scarpe ortopediche e occhiali orrendi, potete immaginare come mi potessi sentire.
  • Mi sentivo così poco amata, così abbandonata da tutti
  • Presi a scrivere tristi poesie sulla morte
  • Ad un certo punto mio padre se ne andò. Ma poi mia nonna venne a stare a casa nostra.
  • Mia madre andava a lavorare alle sette e un quarto. Dopo che era uscita, tutti tiravano un respiro di sollievo. Quando rientrava, alle due e un quarto spaccate, avevo l’impressione che fosse tornata in vigore la legge marziale. Avevo sempre paura di aver sbagliato qualcosa.
  • A diciassette anni cominciai a prepararmi per l’accademia delle belle arti di Belgrado
  • A venti anni non avevo mai avuto un ragazzo e pensavo di avere qualche grave difetto
  • Non intendevo perdere la verginità con qualcuno di mio gradimento
  • Avevo ventiquattro anni. Vivevo ancora con mia madre, che pretendeva che fossi a casa alle dieci di sera.

Marina Abramović e Ulay

Ci sono coppie che, quando iniziano a convivere, comprano pentole e padelle. Ulay e io cominciammo a progettare di fare arte insieme.

Marina Abramović Attraversare i muri. Un’autobiografia

Ad Amstrerdam nel 1976 Marina Abramović conobbe il performer tedesco Uwe Laysiepen (in arte “Ulay”). Ci fu sin da subito un’affinità incredibile.

I due, nati nello stesso giorno, il 30 novembre, hanno stretto subito un connubio artistico e sentimentale che è stato totalizzante. 

Hanno condiviso ogni esperienza di vita e artistica per dodici anni.

Insieme hanno dato vita ad opere celebri come Rest/Energy (1980), o come la performance Impenderabilia (Galleria Comunale di Arte Moderna di Bologna, 1977) in cui i due artisti, completamente nudi, si posero l’uno di fronte all’altro all’ingresso di uno stretto passaggio che gli spettatori erano costretti a oltrepassare per entrare nel museo, scegliendo se dare la spalle all’uomo o alla donna. La performance, che doveva durare tre ore, venne interrotta da due poliziotti dopo due ore, perché ritenuta oscena.

marina abramovic Ulay rest energy
Rest/energy (1980)

Anche l’addio tra i due artisti divenne un’opera d’arte, dal titolo The Lovers (1988). I due infatti si recarono agli estremi opposti della Muraglia Cinese (Ulay parte dal deserto dei Goby, la Abramović dal Mar Giallo) e dopo una lunga camminata (2500 km circa) si incontrarono a metà strada per abbracciarsi e dirsi addio.

Che cosa è la performance art?

Provai una sensazione molto strana, che non avrei mai immaginato: era come se un flusso elettrico scorresse nel mio corpo, e il pubblico e io fossimo diventati una cosa sola. Un unico organismo.

Marina Abramović Attraversare i muri. Un’autobiografia

La performance è un’attività artistica che prevede un atto fisico da parte dell’artista. L’opera d’arte non è un oggetto statico, come un quadro, ma un evento o una situazione in cui l’artista coinvolge lo spettacolo nella sua opera d’arte.

Il modo migliore per descrivere la performance art sono le parole usate da Marina Abramović per descrivere la sua prima perfomance al festival di Edimburgo Rhythm 10 (perfomance ’60):

Il pubblico stava a guardare in un silenzio di tomba. Provai una sensazione molto strana, che non avrei mai immaginato: era come se un flusso elettrico scorresse nel mio corpo, e il pubblico e io fossimo diventati una cosa sola. Un unico organismo.

Marina Abramović Attraversare i muri. Un’autobiografia (quando descrive la sua performance Rhythm 10)

Marina Abramović e Rhythm 0

In una delle sue performance più famose, Rhythm0, Marina rimane ferma immobile per ore, davanti a sé un tavolo pieno di oggetti, e il pubblico, che può fare di lei qualsiasi cosa. Il pubblico trovò sul tavolo queste istruzioni:

Istruzioni: Sul tavolo ci sono 72 oggetti che possono essere usati a piacimento su di me

Performance: Io sono l’oggetto. Durante questo intervallo di tempo mi assumo ogni responsabilità. Durata: 6 ore (dalle 20 alle 02). Studio Morra, Napoli, 1975.

Sul tavolo c’erano anche una pistola, un proiettile, dei coltelli. È successo di tutto. All’inzio le visitatrici dicevano agli uomini cosa farle. Un uomo le tagliò la maglietta in due e la tolse. Le scrissero sul corpo con il rossetto. Due tizi la portarono in giro sollevandola di peso. Qualcuno la punse con uno spillo. Ci fu un uomo che mise il proiettile nella pistola e gliela mise nella mano destra. La puntò verso il suo collo e toccò il grilletto. Ci fu una baruffa e l’uomo venne fermato. Alle due di notte la performance finì. Nel libro Attraversare i muri, Marina racconta di esser arrivata in albergo sfinita, dolorante e di non esser riuscita ad addormentarsi quella notte. Il giorno dopo si accorse che un’intera ciocca di capelli era diventata grigia.

Marina Abramovic Rhythm0
Rhythm 0

Marina Abramović, The artist is present

La performance The artist is present (MOMA di New York, 2010) è durata tre mesi, durante i quali l’artista si è seduta ad un tavolo di fronte al quale era stata posta una sedia vuota. Su quella sedia poteva sedersi chiunque, per fissarla negli occhi.

Circa ottocentocinquantamila persone hanno preso posto di fonte all’artista, lasciandola impassibile, fino a quando non le si è seduto di fronte un uomo dai capelli e dalla barba bianchi. Quell’uomo era Ulay, ventitré anni dopo il loro addio.

Fu uno schock. In un attimo mi passaro davanti dodici anni della mia vita. Per me non era un visitatore come gli altri. Così solo per quella volta, infransi le regole. Misi le mie mani sulle sue, ci guardammo negli occhi e, prima di rendermi conto di quello che stava accadendo, ci ritrovammo in lacrime.

Marina Abramović Attraversare i muri. Un’autobiografia
Marina Abramovic The artist is present
The Artist is present – MOMA 2010

Marina Abramović ha dovuto effettuare una preparazione molto particolare – stile NASA – per poter stare tutto il giorno seduta senza possibilità di alzarsi per fare pipì o per sgranchirsi le braccia. Tutto questo per ben tre mesi. Nel libro racconta di aver scelto delle sedie molto lineari e senza braccioli. Solo dopo si è resa conto quanto sarebbe stato faticoso fare la sua performance senza mai riposare le braccia nei braccioli.

Cosa ti resta dopo aver letto il libro di Marina Abramović Attraversare i muri. Un’autobiografia?

Che cosa ci possiamo portare a casa dopo la lettura di questa autobiografia? Io mi sono segnato alcune cose che mi hanno fatto riflettere e le ho elencate proprio qui.

1. Se fai esperimenti, è inevitabile sbagliare.

Se fai esperimenti, è inevitabile sbagliare. Sperimentare significa andare in territori dove non sei mai stato, dove il fallimento è molto probabile. Come fai a sapere che ce la farai? Per prima cosa bisogna avere il coraggio di affrontare l’ignoto. A me piace vivere nelle terre di mezzo, nei posti dove lasci alle spalle le comodità della tua casa e delle tue abitudini e ti apri completamente al caso.

Marina Abramović Attraversare i muri. Un’autobiografia

Tutta la vita di Marina Abramović è un esperimento, un continuo spingersi oltre i limiti, una continua ricerca. Una sperimentazione perenne sulle reazioni umane e su cosa c’è oltre il dolore fisico.

Marina Abramović sperimenta per quasi tre anni un modello di vita errante senza una dimora fissa. Entra a far parte di una comunità aborigena e vive lì per un anno. Sta seduta per otto ore a fissare negli occhi altre persone senza muoversi per alcuni giorni. Non smette mai di sperimentare, di fallire e poi di ripartire.

I fallimenti sono molto importanti. Li trovo sempre molto significativi. Dopo un flop, entro in una profonda depressione in una parte oscura del mio corpo, ma presto torno alla vita, pronta a qualcos’altro. Sono sospettosa degli artisti che hanno sempre e comunque successo; penso che ciò significhi solo che si ripetono e non corrono abbastanza rischi.

Marina Abramović Attraversare i muri. Un’autobiografia

2. Dai tutto fino a non avere più nulla

Per raggiungere un obiettivo, devi dare tutto fino a non avere più nulla. A quel punto l’obiettivo si realizzerà da solo. È molto importante. È il motto di ogni mia performance.

Marina Abramović Attraversare i muri. Un’autobiografia

3. Inventa la tua arte

Perché limitarmi a due dimensioni, quando potevo fare arte con il fuoco, l’acqua, il corpo umano? Con qualunque cosa! Qualcosa era scattato nella mia mente, mi resi conto che essere artisti significava avere l’immensa libertà di lavorare con qualunque cosa, o con nulla. Se volevo creare qualcosa con la polvere la spazzatura, potevo farlo. Era un incredibile sensazione di libertà.

Marina Abramović Attraversare i muri. Un’autobiografia

Marina Abramović chiede l’attrezzatura per dipingere ai suoi genitori a quattordici anni. È attratta dall’arte ma si sente limitata dalla pittura: due dimensioni sono poche e va alla ricerca di qualcosa di differente.

Come arriva a creare le sue famose perfomance? Come è riuscita a trovare la sua arte?

  • non smette mai di essere curiosa: nel periodo iniziale al centro culturale studentesco SKC di Belgrado inizia a conoscere l’arte concettuale americana (Lawrence Weiner e Joseph Kossuth), l’arte povera italiana e il movimento tedesco Fluxus (Joseph Beuys). Prende spunto dalle prime perfomance del gruppo sloveno chiamato OHO.
  • ama l’idea di correre rischi: quando si tratta di fare cose rischiose, Marina Abramovic non si tira mai indietro.
  • sperimenta
  • quando capisce di aver trovato la sua arte non smette più di sperimentare in quella direzione

Marina Abramović capisce di aver trovato la sua arte dopo una delle sue prime performance Rhythm 10 ideata da lei per il festival di Edimburgo del 1973. Era un’idea folle che imitava il gioco che fanno i contadini russi e jugoslavi. Mettono le mani con le dita allargate sul tavolo e con l’altra mano colpiscono velocemente gli spazi tra le dita con un coltello. Ogni volta che si manca il bersaglio, e ci si taglia, si deve bere.

Marina effettuò la sua performance con dieci coltelli. Srotolò un grande foglio di carta bianca, appoggiò sul foglio dieci coltelli e due registratori. Si inginocchiò sul foglio, accese il primo registratore e partì con il primo coltello. Ogni volta che si feriva, lanciava un gemito e passava al coltello successivo. Dopo essersi tagliata con il decimo coltello, riavvolse il nastro, premette “play”, iniziò a registrare con il secondo registratore e ripartì da capo con il primo coltello. Mentre il primo registratore riproduceva il suono ritmico dei colpi di coltello e i suoi gemiti, cercò di ferirsi con i coltelli in sincrono con gli incidenti precedenti. Sabgliò solo un paio di volte. Fece tutto questo mentre il secondo apparecchio registrava. Dopo essere arrivata alla fine dei dieci coltelli, fece riascoltare il secondo registratore e poi uscì.

Marina Abramovic Performance Art Rhythm 10
Rhythm 10

Capii di essere riuscita a ottenere qualcosa che non aveva precedenti, una fusione di presente, passato ed errori casuali. Avevo fatto esperienza di una libertà assoluta; avevo sentito che il mio corpo era senza limiti e confini; che il dolore non aveva importanza, nulla ne aveva. Ed era inebriante. Ero ubriaca dell’energia soggiogante che avevo ricevuto. Fu in quel momento che seppi di aver trovato il mio medium.

Marina Abramović Attraversare i muri. Un’autobiografia (dopo la performance Rhythm 10)

Rhythm 10 fu solo la prima esibizione di Marina Abramović: la performance art l’accompagnerà per tutta la sua vita.

4. Leggere per vivere altre vite

Per ordine di mia madre dovetti leggere tutto Proust dall’inizio alla fine, tutto Camus, tutto André Gide; e per ordine di mio padre, tutti i russi. Ma per quanto costretta, trovai nei libri la mia via di fuga. Come succedeva con i miei sogni, la realtà dei libri che leggevo, era più forte di quella che mi circondava.

Marina Abramović Attraversare i muri. Un’autobiografia

Marina Abramović inizia a leggere per imposizione della madre e poi viene trascinata dalla lettura in un mondo parallelo. Era attratta da Kafka. Aveva la sensazione di vivere nel mondo dei romanzi che leggeva. Amava Rilke. Lo definisce “puro ossigeno poetico”. Amava Camus. Quando leggeva tutta la sua infelicità e i problemi che le stavano attorno scomparivano.

Quando leggevo un libro così, non uscivo di casa finché non l’avevo finito. Mi limitavo ad andare in cucina, mangiavo e poi tornavo in camera mia, leggevo, mangiavo un’altra volta, tornavo a leggere. E basta. Per interi giorni di fila.

Marina Abramović Attraversare i muri. Un’autobiografia

5. Trova un modo per mantenerti e poi fai arte

All’epoca non mi sfiorò mai l’idea che avrei potuto mantenermi con le mie performance. Semplicemente avevo delle idee e sentivo di doverle realizzare, a qualunque costo.

Marina Abramović Attraversare i muri. Un’autobiografia

Quando si sente parlare di grandi artisti si pensa sempre alla richezza e alle valutazioni stratosferiche delle loro opere. Non pensiamo mai a quanti sacrifici all’inizio un artista deve fare per poter fare arte.

Marina Abramović fa la postina, lavora in uno studio di architettura e in una catena di montaggio di una fabbrica di giocattoli a Londra. Riesce poi ad entrare nell’accademia di Belgrado come insegnante. Era pagata bene e lavorava solo un giorno a settimana. In questo modo riuscì a dedicarsi a quello che voleva fare: la performance art.

Iniziò così a dedicarsi a qualcosa che non avrebbe mai immaginato che potesse diventare un modo per guadagnare soldi.

6. Viaggiare

I viaggi hanno sempre esercitato su di me un effetto afrodisiaco

Marina Abramović Attraversare i muri. Un’autobiografia

Ad un certo punto della sua vita Marina Abramović decise insieme al suo compagno Ulay di partire per un viaggio durato poi tre anni. Non voleva essere più legata ad un appartamento e a pagare l’affitto. Con un po’ di soldi guadagnati con la Polaroid e un po’ di soldi ricevuti dal governo Olandese, comprarono un furgoncino usato Citroën, che era stato un cellulare della polizia, e partirono per una nuova vita errante.

Ulay scrisse il manifesto della vita errante. Lo chiamò ART VITAL:

  • Nessuna dimora stabile
  • Movimento permanente
  • Contatto diretto
  • Relazione locale
  • Autoselezione
  • Superare i limiti
  • Correre rischi
  • Energia mobile
  • Nessuna prova
  • Nessun finale prestabilito
  • Nessuna replica
  • Vulneralibilità estesa
  • Esposizione al caso
  • Reazioni primarie
Marina Abramovic Attraversare i muri furgonicino Citroen

È difficile descrivere quanto eravamo felici. Sentivo che eravamo davvero le persone più felici del mondo. Non possedevamo quasi niente, non avevamo un soldo, e andavamo ovunque ci portasse il vento.

Eravamo poverissimi. A volte mangiavamo, a volte no. Mi ricordo che andavo alle stazioni di servizio con una bottiglia d’acqua vuota per comprare benzina – non ci potevamo permettere di più. A volte il benzinaio si impietosiva e la riempiva senza farci pagare.

Marina Abramović Attraversare i muri. Un’autobiografia

Oltre l’esperienza estrema della vita errante, il viaggio è stato centrale per Marina Abramović. Un modo per evadere, per ricaricarsi, per sognare e per cercare ispirazione.

Dal deserto Australiano, alla vita con gli aborgeni, al monastero ai piedi dell’Himalaya, ai 2500 km della Muraglia Cinese, a Berlino, Parigi, Serra Pelada con la sua miniera d’oro vicino al Rio delle Amazzoni, l’India, Amsterdam, Belgrado, l’Italia e New York.

7. Una scelta priva di senso

Un giorno Marina mentre passeggiava per Amsterdam passò davanti ad una catapecchia (Binnenkant 21) con scritto “In vendita” e un numero di telefono. Chiamò e nel pomeriggio andò a visitare la casa. Erano due case una del settecento e una del seicento unite da un cortile per un totale di 1150 mq che facevano parte di una liquidazione fallimentare. Erano occupate abusivamente da 35 eroinomani. Uno schifo. Volevano quarantamila fiorini. Non costava nulla ma includeva anche i tossici che per la legge olandese non potevano essere buttati fuori.

Marina Abramović fece un’autentica follia. Diede l’anticipo di quattromila fiori, quasi metà di tutto quello che aveva, e si mise al lavoro per cercare di prendere un mutuo. Nessuna banca voleva darle un mutuo perchè la casa era occupata.

Scoprì che la casa era di proprietà di uno spacciatore che abitava ancora lì. Ci andò a parlare, gli raccontò tutta la sua storia, il cammino sulla grande Muraglia. Alla fine trovò un accordo con lui. Lo spacciatore avrebbe buttato fuori tutti i tossici ma lei avrebbe lasciato un piano della casa allo spacciatore per il resto della sua vita.

Con la casa libera, riuscì ad ottenere il mutuo. Era il 1989. Un funzionario di banca le disse che aveva fatto un grande affare.

“Mia cara ragazza” ribatté “lei ha fatto il migliore affare che mi è capitato di trattare in venticinque anni di carriera”

Marina Abramović Attraversare i muri. Un’autobiografia

La casa era ridotta male ed era abitata dallo spacciatore. Tutti la presero per pazza.

Negli anni successivi tutti i soldi che guadagnava con la sua arte li metteva sulla ristrutturazione della casa. La prima cosa che fece fu ristrutturare l’appartamento dello spacciatore. Tutti la presero per pazza di nuovo.

Tutti dissero che ero pazza. Ma, come sempre, mi limitai a seguire il mio intuito.

Marina Abramović Attraversare i muri. Un’autobiografia

Con la casa ristrutturata lo spacciatore fece tornare i suoi figli nella sua casa e, con i figli a casa, cominciò a ripulirsi. Quando i tossici bussavano, li mandava via. Con il tempo l’assistente sociale, che lo seguiva, si innamorò di lui e i due si sposarono.

Anni dopo lo spacciatore e sua moglie decisero di lasciare quella casa e di andare a vivere in un battello e così finalmente, dopo tanti anni, la casa era diventata tutta di Marina Abramović. Anno dopo anno Marina aveva continuato a ristrutturare la casa fino a renderla tutta rifinita: sei piani con parquet perfetto, nel seminterrato una palestra e una sauna, al piano terra una moderna cucina e una sala da pranzo, sopra un grande studio e stanze per gli ospiti, un terrazzo con tante piante e sotto, all’ultimo piano, la camera da letto.

Nel 2000 Marina Abramović vendette la sua casa di Amsterdam per ben 4 milioni di dollari.

8. Non c’è idea più sbagliata di quella di essere permanenti

Spesso metto la morte nei miei lavori, e leggo molti libri sull’argomento. Penso che sia essenziale includere la morte nella propria vita, pensarci ogni giorno. Non c’è idea più sbagliata di quella di essere permanenti. Dobbiamo capire che la morte può bussare in qualunque momento, e quindi bisogna essere pronti.

Marina Abramović Attraversare i muri. Un’autobiografia

Quando Marina Abramović morirà

Marina Abramović ha lasciato le istruzioni sul giorno del suo funerale.

In caso di mia morte, desidero che si svolga la seguente cerimonia commemorativa. Tre Bare. La prima con il mio vero corpo. La seconda con un’imitazione del mio corpo. La terza con un’imitazione del mio corpo. Tre persone si occuperanno di portare le tre bare in tre diversi luoghi del
mondo (America, Europa e Asia). I loro nomi e le istruzioni da seguire saranno conservati in una busta sigillata. La cerimonia commemorativa si terrà a New York, alla presenza di tutte e tre le bare chiuse. Dopo la cerimonia le persone indicate seguiranno le mie istruzioni per la collocazione delle bare. E’ mio desiderio che tutte e tre vengano sepolte nella terra. Tutti coloro che parteciperanno alla cerimonia finale dovranno essere
informati che non devono vestirsi di nero e che s’incoraggia l’uso di qualsiasi altro colore. Desidero che i miei studenti… creino un progetto
per questa occasione.

Tratto dal libro Quando Marina Abramović morirà di James Westcott

9. Scrivi qualcosa alla fine della tua giornata nel tuo diario

Ogni sera dopo la perfomance, scrivevo qualcosa nel mio diario. “Oggi mi è sembrato di perdere i sensi” scrissi il quarto giorno, il 7 luglio.

Marina Abramović Attraversare i muri. Un’autobiografia (Gold found by the Artists – 1980)

Dopo ogni performance impegnativa Marina Abramović scrive qualcosa nel proprio diario. Analizza se stessa, le sensazioni provate, cosa le ha creato disagio e cosa le è piaciuto.

Ecco alcuni appunti dopo la performance 512 Hours:

Giorno 1. Ho detto ai visitatori di chiudere gli occhi e respirare lentamente. Ho detto loro che a occhi chiusi vedono di più, sentono di più, hanno sensazioni e percezioni più intense. Ho anche detto di raggiungere uno stato di pacificazione. Di percepire l’energia degli altri e la propria. Di stare sulla pedana ad occhi chiusi e di percepire l’ambiente.

Giorno 8. La cosa più importante che ho notato è che solo nell’immobilità possiamo riconoscere il movimento.

Giorno 16: La giornata peggiore che abbiamo avuto. Le energie erano frammentate, senza centro. Ogni volta che creavo uno spazio di energia, veniva dissipato subito. Era un processo interminabile. Come un castello di carte: non riuscivamo a costruire nulla.

Un’ultima cosa prima di chiudere…

Marina Abramović ha creato un metodo che insegna ai suoi studenti.

Mi ha colpito molto un suo esercizio. Per tre mesi i suoi studenti si siedono e scrivono su dei fogli delle idee: i fogli con le buone idee vengono messi da parte sulla sinistra del tavolo ed i fogli con le cattive idee vengono buttati nel secchio della spazzatura.

Dopo tre mesi ogni studente vorrebbe presentare le idee buone ma Marina Abramović raccoglie i fogli buttati nel secchio della spazzatura.

Le idee migliori sono proprio quelle scartate.

Conclusioni

  • L’arte deve essere parte della vita, deve essere di tutti.
  • L’arte è sperimentazione. Se fai esperimenti, è inevitabile sbagliare. Sperimentare significa andare in territori dove non sei mai stato, dove il fallimento è molto probabile.
  • Non c’è idea più sbagliata di quella di essere permanenti
  • Alcune volte fai delle scelte prive di senso
  • Leggere e viaggiare allungano la vita
  • Scrivi qualcosa alla fine della tua giornata nel tuo diario
  • Le migliori idee sono quelle che scarti.

Che cos’è l’arte? Se vediamo l’arte come qualcosa di isolato, di sacro e di separato da tutto, significa che non è vita. Mentre l’arte deve essere parte della vita, deve essere di tutti.

Marina Abramović Attraversare i muri. Un’autobiografia


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