Metodi, manie e rituali dei grandi scrittori


Scrivere è l'inifinito. Metodi, rituali, manie dei grandi scrittori

Ho sempre voluto fare lo scrittore, ma ho cominciato solo quando il desiderio di scrivere ha preso il sopravvento.

James Ellroy

Mi sono appassionato molto al libro Scrivere è l’infinito di Mariano Sabatini, un libro che racconta le manie e i rituali dei grandi scrittori.

Forse mi è piaciuto perché io sono un artigiano ed un profano della scrittura, sto qui nella mia bottega del blog, ogni tanto scrivo cercando di apprendere qualcosa di nuovo.

Sarà anche perché Mariano Sabatini è uno scrittore attento e appassionato ed il suo libro mi ha fatto entrare dentro i meandri della scrittura, delle stranezze e delle manie dei grandi scrittori. È una sorta di cannocchiale per spiare cosa significhi veramente fare lo scrittore per professione.

Ci vogliamo tuffare in questo fantastico mondo degli scrittori? Tanti aneddoti, curiosità e rituali raccontati da chi conosce bene il peso della scrittura.

Chiariamoci subito però, niente “10 regole per diventare uno scrittore di successo!”. Mi dispiace per google e per chi cerca questi segreti ma qui si parla solo di fatica della scrittura.

Ma devo proprio leggere Scrivere è l’infinito?

  • Ti piace la lettura e la scrittura? Se hai risposto “assolutamente si” allora Scrivere è l’infinito è un libro da leggere.
  • Odi le citazioni? Allora non so se riuscirai a leggerlo.
  • Vuoi capire dove e quando scrivono i grandi scrittori? Se hai risposto si, corri a leggerlo.
  • Sei convinto che scrivere sia qualcosa solo di divertente? Leggilo e poi mi dirai.
  • Non ti interessa capire in che modo gli scrittori creano i loro romanzi? Se hai risposto “no non mi interessa” questo libro non fa per te.
  • Vuoi capire cosa significa l’amore per la lettura? Non perderti l’ultimo capitolo del libro.

Se hai passato il test indenne puoi proprio leggere gli appunti e gli estratti del libro che ho sottolineato.

Le manie e i rituali degli scrittori

Ho sempre sentito dire gli scrittori hanno i loro rituali ma non ci avevo riflettuto tanto sù.

In realtà i rituali sono le ancore, i giubotti di salvataggio in mare aperto per chi scrive. I grandi scrittori si aggrappano ai loro rituali nei momenti difficili quando non spunta nessuna idea. Si aggrappano ai loro rituali quando sono stanchi di scrivere oppure quando sono quasi convinti che “basta! non sono nato per scrivere!”.

E solo chi scrive per mestiere sa quanto possono essere confortanti e d’aiuto quei comportamenti ripetuti che prendono il nome di rituali.

Mariano Sabatini – Scrivere è l’infinito.

Le manie di Camilleri

Andrea Camilleri manie dei grandi scrittori

Sono piuttosto anarchico. Me ne sto nel mio ufficio, piccolo come una cuccia. Due tavoli di lavoro, uno grande, regalatomi dal mio maestro di regia Orazio Costa, e uno piccolo. Ho una sedia ottocentesca da barbiere che ruota e mi consente di passare dall’uno all’altro senza alzarmi. In genere dopo la scrittura mi faccio una birra. Tengo una sigaretta a portata.

Andrea Camilleri

Ve lo immaginate cosa significhi farsi una chiacchierata con Andrea Camilleri? “Camilleri aveva di fronte a se una caraffa da un litro di birra, con la segreteria telefonica che continuava ad azionarsi.”

Camilleri non amava il silenzio, scriveva dalle 8 di mattino alle 10 e mezzo, poi se aveva tempo e voglia riprendeva nel pomeriggio. Mentre scriveva ascoltava musica Jazz.

Camilleri raggiunge la notorietà all’età di 73 anni con il commissario Montalbano dopo dieci anni di rifiuti dalle case editrici, il suo primo libro è Il corso delle cose e raggiunge le tremila copie vendute con Un filo di fumo pubblicato da Garzanti.

Ho bisogno di un po’ di casino intorno. Scrivo con i miei nipoti in giro per casa.

Andrea Camilleri

Le manie di Gianrico Carofiglio

L’ho vagheggiato per anni. Ho iniziato quando ho sentito che il tempo stava per scadere. Ho scritto negli interstizi. Quando trovavo un po’ di tempo, visto che il primo lavoro era quello di magistrato. In una mansarda, grande non propriamente ordinata, piena di carte, libri, manubri per la ginnastica. Il tavolo era disordinato. A volte avevo un senso di soffocamento che mi spingeva a mettere tutto a posto.

Gianrico Carofiglio

Gianrico Carofiglio, magistrato e senatore della Repubblica, si mette a scrivere ad un certo punto perché capisce che il tempo sta per scadere. Cerca di trovare i suoi rituali:

  • Sgranocchia cioccolata e sorseggia enormi tazze di caffè americano
  • Scrive meglio se si sente intrappolato con una scadenza
  • Usa carta riciclata spessa, grezza e colorata per scrivere
  • Scrive con delle penne che gli consentono di calcare.

Ora scrivo nei ritagli di tempo, anche se potrei scrivere tutto il giorno, e nei luoghi più precari, dai treni ai caffè. Credo che sia un modo per attenuare l’angoscia della scrittura.

Gianrico Carofiglio

Di solito quello che ascolto entra nel libro come colonna sonora. Soprattutto quando il pezzo che sto ascoltando ha una qualche attinenza con la storia o con i personaggi.

Gianrico Carofiglio

I rituali di Daria Bignardi

Daria Bignardi non ha molti rituali…

A parte farmi un caffè con la moka e bere un bicchiere d’acqua prima di iniziare a scrivere. Quando sono dentro una storia comincio la mattina presto, poi il pomeriggio e la sera rileggo e correggo quello che ho scritto la mattina.

Daria Bignardi

Quando scrive Gabriel García Márquez?

Gabriel Garcia Maqruez manie dei grandi scrittori

Io comincio a scrivere alle otto e mezza, ma a mezzogiorno, all’una sono all’apice del climax. Questo momento non si può comparare con nient’altro al mondo. Incomparabile. E assolutamente indescrivibile… Mi sa che così deve essere la droga. Uno rimarrebbe così tutta la vita, ma è solo un istante. Poi finisci, e leggi, già ti piace meno. Ma non conta niente. Quel che conta è il gusto di creare. Quello rimane per sempre. In questo senso io credo che scrivere finisca per essere un vizio…

Gabriel García Márquez – Lo scrittore nel labirinto di ogni giorno

Dove scrive Cristina Comencini?

Ho un timing che mi è dato dal dover andare a prendere, quando erano più piccoli, i bambini a scuola. Ho uno studiolo vicino casa. Piccolo, sui tetti, vi si accede da una terrazza, ha un’unica finestra bellissima. Cerco di avere il vuoto intorno, sul tavolo e sulle pareti. Ogni tanto mi alzo, passeggio, bevo un caffè, mi stendo sul divano, metto un pò di musica.

Cristina Comencini

Dove scrive Lawrence Block?

È importante non tergiversare. Spesso preferisco scrivere fuori all’aperto. Se sto in casa giro nelle stanze, uso ogni superficie per appoggiarmi. Posso scrivere anche per dieci ore senza interferenze. Ogni libro ha il suo passo, in media scrivo tremila parole.

Lawrence Block

Quando scrive Giancarlo De Cataldo?

Scrivo sempre prima di notte, ora sono sempre più mattiniero, anche per via degli impegni familiari. In un loculo ricavato nell’appartamento dove posso stare. Sulle pareti c’è una riproduzione dei Falchi della notte di Hopper. La scrivania è lignea e ampia, visto che sono un uomo robusto e ho un’apertura alare considerevole.

Giancarlo De Cataldo

Da dove vengono le idee

Eccoci arrivati alla solita domanda. Ma da dove vengono le idee?

Qualche settimana fa ho provato a buttare giù qualche riga su questo fantastico mondo delle idee. Ma cosa dicono i grandi scrittori? Mariano Sabatini raccoglie un bell’elenco di testimonianze interessanti.

Ian Rankin

Magari un tipo in un bar mi fa una domanda o mi racconta qualcosa, magari un lettore mi scrive una nuova storia… Trovo le idee ovunque. All’inizio hai sempre bisogno di ispirazione, per decidere qual è l’idea migliore, poi hai bisogno di disciplina, perché un romanzo o un racconto è un progetto talmente enorme che fagocita mesi interi della tua vita, e tu non puoi improvvisamente smettere o perdere fiducia o stancarti.

Ian Rankin

Paola Mastracola

Mentre cammino per la città, facendo finta di fare altro, in mezzo a tanta gente, l’idea può arrivare. Anche in fila al supermercato. Importante è avere sempre in tasca un foglietto e una penna. Incredibile come i pensieri vadano via, anche se pensi di averli fissati. Ti viene una storia, una frase, un’idea che non è tua, viene chissà da dove. A volte si scrivono cose buone a cui non hai mica pensato o evocato.

Paola Mastracola

Paolo Di Paolo

Pontiggia sosteneva che le idee davvero geniali dovremmo ricordarle al risveglio. L’ispirazione non esiste, è un cascame romantico. Esistono le intuizioni, lampi che somigliano a visioni. Ma non si scrive con l’ispirazione, si scrive con la costanza e l’ostinazione. “L’ostinazione”ricordava Philip Roth “ha salvato la mia vita, non il talento”.

Paolo Di Paolo

Lidia Ravera

Le idee migliori nascono da una ferita, un urto della realtà. Non si evocano a comando. Occorre predisporre i sensi a ricevere quell’urto. Affinare gli strumenti della ricezione: occhi, naso. Imparare a guardare. Snellire l’io. Imparare ad ascoltare.

Lidia Ravera

Gianrico Carofiglio

Gianrico Carofiglio rituali grandi scrittori

Un’ipotesi è che le idee migliori nascano quando si combinano cose, temi, argomenti fra loro del tutto eterogeni. Da quelle scintille a volte vengono fuori le idee.

Gianrico Carofiglio

Alessandra Appiano

Alessandra Appiano riusciva a trovare le idee giuste, gli incroci della trama dopo un’ora di corsa al parco.

La corsa è un eccitante naturale, sono una drogata di corsa. Non ci sono sistemi per evocare le idee, però è indispensabile leggere tantissimo, anche i giornali, andare al cinema, ascoltare la gente al bar o sulla metropolitana, essere curiosi di tutto, anche del cosidetto trash o pop.

Alessandra Appiano

Disciplina o Ispirazione?

L’ispirazione, qualunque cosa sia, matura solo grazie al duro lavoro. Se esiste la Musa che appare all’improvviso e ti consegna il lavoro già pronto, io non l’ho mai incontrata.

Gianrico Carofiglio

È più facile produrre buone idee all’interno di una cornice. Inoltre, scrivere tutti i giorni, scrivere un certo numero di pagine al giorno, è un modo per stare più aderenti alla storia, e quindi riuscire a raccontarla meglio.

Giuseppe Culicchia

C’è un errore alla base, nel pensare la creatività come qualcosa frutto della sola passione. La creatività è sforzo, impegno, sacrificio, e soprattutto una scelta identitaria radicale che dovrebbe venire riconosciuta e non mistificata, guardata al pari di altre scelte professionali.

Lisa Ginzburg

Scrivere stanca?

Già perché scrivere è qualcosa di molto faticoso, è un mestiere che logora.

Eppure nel mondo dei non addetti ai lavori l’idea dello scrittore è quella di un genio pieno di idee che è riuscito a scrivere il romanzo perfetto in poco tempo ed è diventato famoso in tutto il mondo.

Mi è capitato l’altro giorno di sentire questa conversazione mentro ero in coda:

“Ma veramente stai scrivendo un libro?”

“Si lo sto scrivendo da un anno. È stato sempre il sogno e ora è giunto il momento di realizzarlo.”

“E come mai? E dove trovi il tempo?”

Ecco quando senti qualcuno che dice che scrive un libro lo guardi subito come uno strano. La prima domanda che le persone si fanno è: dove trova il tempo? E come si mantiene da vivere? La scrittura è qualcosa di fantastico ma lasciamola ai grandi scrittori che hanno delle idee geniali.

Vogliamo parlare della reazione di un genitore quando un figlio gli dice che vuole studiare per diventare scrittore o giornalista?

Tutto il mondo della scrittura viene visto come qualcosa di strano, fuori dal normale e con poche garanzie economiche. C’è anche un fondo di verità in tutto questo.

E poi io sono il primo che devo stare zitto. Faticavo a scrivere un tema e ammetto di aver copiato i temi da un libro dei temi con la copertina rossa (me lo ricordo ancora bene).

Ogni volta che finisco un libro mi viene una gran voglia di gettare la spugna, perché la fatica è grande. Ma questo sentimento non dura mai a lungo.

Toni Morrison – premio Nobel per la letteratura 1993

Scrivere è faticoso, mentalmente, emotivamente, fisicamente. È faticoso estrarre dal buio e dal silenzio proprio quella parola e non un’altra, proprio quella storia, proprio quel personaggio, fatto in quel modo e non in un altro. È faticosa la libertà.

Lidia Ravera

Scrivere è faticoso fisicamente, perché a stare seduti a lungo viene il mal di schiena. Credo che scrittori un po’ si nasca e un po’ si diventi con la pratica.

Daria Bignardi

Conclusioni

  • Scrivere è un lavoraccio e Il mestiere dello scrittore è stancante.
  • L’ispirazione, qualunque cosa sia, matura solo grazie al duro lavoro.
  • La creatività è sforzo, impegno, sacrificio.
  • Scrivere è faticoso, mentalmente, emotivamente, fisicamente.
  • I rituali aiutano a rimanere focalizzati sul proprio obiettivo di scrittura.
  • L’incubo della pagina bianca si può superare facendo qualcosa che richiede poco impegno mentale, come fare una torta.
  • Se vuoi scrivere, leggi tantissimo.

Scrive solo chi sa voler bene ai suoi personaggi e alle sue storie, quindi ai lettori. Chi è capace di empatia, chi sa difendere il proprio progetto dagli scetticismi e dalle intrusioni e portarlo a termine nel tempo necessario. Magari un anno, due, tre, dieci. La narrativa ha i propri tempi. L’editoria ha i suoi tempi.

Mariano Sabatini

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Chi è Mariano Sabatini?

Mariano Sabatini, autore di Scrivere è l'infinito, un libro sulle manie e i rituali dei grandi scrittori

Mariano Sabatini (Roma, 1971), giornalista, scrive per quotidiani, periodici e web. In passato è stato autore di programmi per la Rai, Tmc e altri network nazionali, ha condotto rubriche in radio. Dopo aver pubblicato diversi saggi nel 2016 è uscito il suo primo romanzo L’inganno dell’ippocastano (Premio Flaiano e Premio Romiti Opera Prima), seguito nel 2018 da Primo venne Caino sempre con Malinverno protagonista.

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